Forschungsteam vor Bildschirmen mit Visualisierungen künstlicher neuronaler Netze

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La storia delle parole per comprendere le cose. Perché l’intelligenza artificiale è detta ‘generativa’?

L’articolo ricostruisce la storia del verbo generare e dell’aggettivo generativo per spiegare come siano entrati nell’àmbito dell’intelligenza artificiale e per interrogarsi sulle possibili conseguenze che questa scelta terminologica ha sulla percezione della tecnologia. Muovendo dai primi dibattiti sulle capacità del…

L’articolo ricostruisce la storia del verbo generare e dell’aggettivo generativo per spiegare come siano entrati nell’àmbito dell’intelligenza artificiale e per interrogarsi sulle possibili conseguenze che questa scelta terminologica ha sulla percezione della tecnologia. Muovendo dai primi dibattiti sulle capacità delle macchine – da Menabrea e Lovelace fino a Hartree e Turing – si mostra, innanzitutto, come molte delle questioni oggi al centro della discussione pubblica sull’IA abbiano radici storiche profonde. L’indagine si concentra quindi su generare e generativa, ricostruendo il loro nucleo semantico e le successive estensioni metaforiche in italiano e in inglese a partire dal latino gĕnĕrāre. Da qui, si segue poi la specializzazione tecnico-scientifica di questa famiglia lessicale in campo matematico e poi informatico: da Boezio, passando per Shannon e la teoria dell’informazione, fino al machine learning e alla nascita dell’IA generativa in senso contemporaneo. Nella parte finale si osservano la ricezione e la diffusione dell’accezione tecnica nell’italiano, assunto come caso esemplare del modo in cui la terminologia è stata accolta in gran parte delle lingue occidentali. La tesi di fondo è che l’attribuzione alla macchina della facoltà di generare sia storicamente motivata, ma non per questo neutra: proprio perché radicato in campi semantici profondamente legati all’esperienza umana, il termine può infatti favorire una percezione antropomorfica della tecnologia. Più che sostituire una parola ormai consolidata, appare opportuno promuovere una maggiore consapevolezza semantica e storica. Del resto, capire le parole con cui parliamo di una cosa – dove sono nate e come sono arrivate all’oggetto – è già, in buona misura, capire quella cosa.

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